Chiara Meucci, una vita per il judo

Ad un certo punto la moderatrice dell’evento, Mila Cantagallo (stimata giornalista, volto noto di una grande emittente locale) dice: «Ora diamo la parola a Chiara Meucci».

Wow, Chiara Meucci la campionessa nazionale di…, ma già dalle prime battute ti rendi conto che, se pur campionessa, Chiara è “semplicemente Chiara” ed il pubblico è subito rapito! Me compresa.

E sì, Chiara non è solo una grande campionessa, è davvero anche una gran bella persona. È stata invitata per dare il suo contributo sull’importanza sociale dello sport. L’evento è la presentazione di una delle fatiche letterarie dell’avvocato Luca Salini (avvocato, scrittore, dirigente sportivo, direttore del periodico “Vallata oggi”) e chi più di lei poteva dare un contributo?!

Il pubblico rimane subito colpito dalla sua storia personale e familiare e ora che, a distanza di anni, ho di nuovo il piacere di incontrarla, anch’io le cedo subito la parola.

 

Chiara ti va di raccontarci un po’ della tua vita?

Sono tante sono le soddisfazioni che il judo mi ha regalato. Ho iniziato la mia avventura sul tatami all’età di 3 anni, con alti e bassi come tutti i bambini e gli adolescenti.
Tra i diversi podi la soddisfazione maggiore è stata il 3° posto agli italiani di judo a febbraio del 2009, quando mi è stata data la cintura nera. Avevo appena compiuto 15 anni.
L’emozione, la gioia mi hanno spinta a condividere tutto questo con una persona importantissima: mio fratello Amedeo, autistico grave, per il quale da bambina sono stata spesso derisa e presa in giro, a scuola e non solo.
Così ho avviato un allenamento di judo per ragazzi disabili. All’inizio erano in pochi ma, con il tempo, il numero è aumentato e così ci siamo iscritti a gare nazionali e internazionali, con successi e soddisfazione. La nostra squadra è campione d’Italia da diversi anni e, ovviamente, mio fratello fa parte della squadra. Altri importanti risultati li ho ottenuti ai campionati universitari, agli assoluti, nel 2017 al Campionato mondiale Shuaijiao di San Francisco. Ho vinto i Campionati Europei di Kurash in Grecia nel 2019. Sicuramente le vittorie mi hanno fatto piacere, ma soprattutto non finirò mai di ringraziare i miei genitori che mi hanno avvicinato al mondo dello sport, un mondo che mi ha dato la possibilità di conoscere persone sane, pronte al sacrificio per ottenere un risultato e vi assicuro che di sacrifici ne ho fatti tanti e li rifarei.

 

Il traguardo che hai raggiunto è sicuramente frutto di sacrifici, rinunce, cadute, insuccessi e tanto altro. Se guardi indietro cosa ti senti di dire alla Chiara degli inizi?

Alla Chiara degli inizi direi: sei stata brava a costruirti piano piano con gioie e dolori. D’altronde la vita è così per tutti.
 

Quali progetti hai per il futuro?

Ho aperto una palestra, alleno ragazzi/e al judo, faccio i personal training mettendomi alla prova ogni volta e continuo gli allenamenti ai ragazzi diversamente abili. Sono sempre pronta a reinventarmi, se c’è bisogno.

 

Sei giovane, ma hai già raggiunto traguardi non indifferenti, cosa ti senti di “consigliare” ai tuoi coetanei?

Ai ragazzi/e che entrano nel mondo dello sport mi sento di dire: non arrendetevi, se credete in qualcosa arrivate in fondo. Magari non otterrete il risultato atteso, ma vi scoprirete cambiati, caparbi, pronti a ripartire e sarete in grado di congratularvi con l’avversario che ha raggiunto il risultato ambito.

 

Chiara, dal nostro primo incontro è passato tanto tempo e, a distanza di anni, il piacere di ascoltarti, stare in tua compagnia è sempre grande. Grazie per il tempo che mi hai dedicato.

Le belle persone le riconosci dagli occhi. Tutti nella vita dovrebbe avere la fortuna di incontrare quelli di Chiara.

 

A cura di Paola Gallese

Condividi:
  • Print
  • Digg
  • StumbleUpon
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Yahoo! Buzz
  • Twitter
  • Google Bookmarks