Dopo tanto eccoci finalmente a fare due chiacchiere. Scrivere di te Cristian è più complicato di quanto immaginassi. Il perché è semplice, ti conosco da anni ma dando un rapido sguardo al web, mi sono resa conto che non sei “semplicemente” Cristian Palmieri, tu sei il grande Fotografo Cristian Palmieri. Basta digitare il tuo nome e… come risolvere la cosa? Come togliermi dall’imbarazzo? Semplice, partiamo da quando ci siamo conosciuti: Rosadonna Festival, organizzato da Cinzia Rossi. Location: Museo Colonna. Correva l’anno 2015.
Cosa porti nel cuore di quell’esperienza?
Al Museo Colonna, in occasione del Festival Rosadonna, portai il mio lavoro “Una porta, una finestra, due mura” oltre alle prime quattro copie d’autore del progetto Fuori dall’ombra che oggi conta centosettanta ritratti di Donne provenienti da molte parti. Esporre in un luogo perfetto per le mostre in un contesto artistico, sociale e di alto livello culturale mi ha arricchito tantissimo, soprattutto a livello di esperienza umana.
Una vetrina che difficilmente dimenticherò e che ha fatto conoscere i miei lavori a tantissime persone soprattutto Donne.
Tra loro tante hanno chiesto informazioni sui miei progetti ed hanno accettato di posare per i miei lavori a tema sociale, che prima del 2020 giravano per l’Abruzzo.
La passione per la fotografia ha radici profonde: tuo padre. Perché?
Mio padre, oggi in pensione, è stato il fotografo del paese in cui vivo, Roseto degli Abruzzi. Ha fotografato generazioni dalla nascita, alle scuole, alle comunioni e cresime, ai matrimoni e anche in spiaggia sorbendosi sette, otto chilometri al giorno permettendo ai turisti di portare a casa ricordi di vacanze estive.
Erano anni in cui la fotografia era praticata solo da professionisti, artisti, artigiani dell’immagine e io ho vissuto quel periodo con naturalezza, senza essere totalmente conscio della potenza espressiva del linguaggio fotografico.
Ho imparato senza rendermene conto direttamente sul campo, dapprima gestendo le luci e facendo da assistente a mio padre, poi per la gita di terza media in Val D’Aosta quando mio padre mi affidò la sua Rolleiflex, una fotocamera di difficile utilizzo per chi non è abituato ad osservare e inquadrare la scena guardandosi i piedi dall’alto dove il fotogramma da impressionare si vede al contrario.
Il fatto che ancora oggi mi ricordi quell’istante dimostra quanto sia stato importante per la mia attuale passione aver avuto l’occasione di portare a casa immagini di quella gita. A quei tempi l’hobby della fotografia era molto costoso e aver avuto la fortuna di avere mio padre dietro mi ha permesso di sbagliare e provare più del dovuto.
Chi, come me, ti segue da anni sa che è impossibile riportare in due parole la tua carriere, ma c’è un progetto in particolare che ti ha dato grandi soddisfazioni, “FUORI DALL’OMBRA”. Di cosa si tratta? Se ben ricordo si interessò al progetto l’Università di Teramo?
Si tratta soprattutto di un esperimento sociale che esprimo con il mezzo fotografico, ma soprattutto cerco di tirar fuori tutti i lati nascosti ed intimi della Donna moderna.
I ritratti suddivisi in trittici verticali si compongono di tre immagini in bianco e nero che rappresentano la “ragione” (testa, viso), la “passione (petto, cuore), l’istinto (ventre).
Le Donne si affidano a me, soprattutto si fidano di me e questo ha contribuito ad una mia crescita personale e ad una consapevolezza delle problematiche, delle peculiarità, delle capacità e anche dei limiti che sono insite nella donna moderna.
Il lavoro ha girato tanto in Abruzzo con mostre ed eventi legati al mondo femminile come spettacoli teatrali, presentazioni di libri ecc.
C’è stato un interesse di alcuni professori Universitari e alcuni contatti anche con l’università di Chieti, poi il Covid ha congelato tutto. Nel frattempo, oltre a continuare a raccogliere ritratti, sto sperimentando nuove idee su future esposizioni ed installazioni.
Sei il fotografo ufficiale del premio Borsellino. Un evento che trasmette forti emozioni. Le condividi con noi?
Immagina, Paola, di essere nella stessa stanza di un ufficio con Maria Falcone, sorella di Giovanni, mentre viene intervistata dalle Tv e poterla fotografare.
Immagina di stringere la mano a Tina Montinaro, moglie del capo scorta di Falcone, Antonio e chiedere di mettersi in posa per un ritratto davanti al rottame dell’auto “Quarto Savona quindici” saltata in aria per l’attentato a Capaci.
Non riesco a spiegare l’emozione provata nell’ascoltare le centinaia di testimonianze di poliziotti, testimoni di giustizia, giornalisti che lottano giornalmente contro le mafie.
Ricordo benissimo quei giorni nei quali persero la vita Borsellino e Falcone. Tragedie che mi hanno segnato irrimediabilmente e conoscere dal vivo, potendoli ritrarre, i protagonisti di chi lotta in prima linea contro la mafia ed i familiari delle vittime delle stragi, giornalisti coraggiosi, personaggi dello spettacolo, preti che vivono a contatto diretto con cittadini disagiati in quartieri poveri, pentiti e testimoni di giustizia, è stato davvero un privilegio che gli organizzatori del Premio mi hanno concesso.
Attorno al Premio Borsellino lavorano persone eccezionali che vale la pena conoscere e che lavorano tutto l’anno diffondendo la cultura della giustizia partendo dalle scuole.
Leggere negli occhi dei ragazzi l’emozione che suscitano i racconti e le testimonianze di chi vive alcune realtà è una sensazione che mi riempie di speranza.
E cosa ci dici del Grandi eventi di Roseto?
Io vivo in una cittadina nella quale, durante il periodo estivo, si concentrano la maggior parte delle manifestazioni artistiche e culturali. Forse troppo poco poiché la cittadinanza ha fame di emozioni anche nel resto dell’anno. In questo contesto, però, vi sono eventi come Roseto Opera Prima, “Emozioni in musica”, il Trofeo Lido delle Rose di basket che è il più antico torneo d’Europa, che attirano nella nostra cittadina personaggi famosi e tanti turisti.
La mia è una posizione da privilegiato e mi capita spesso di fotografare personaggi famosi che transitano nella nostra parte di Adriatico. Cantanti come Caparezza, Simple Minds, showgirls come Valeria Marini, Pamela Prati, Eva Grimaldi, attori e registi come Tognazzi, Clayton Norcross, Pino Calabrese, il nostro Gianluca Ginoble de Il Volo e tantissimi altri ancora che farei fatica a ricordare su due piedi.
Cosa mi dice dell’incontro con Elena Travaini ed Antony Carollo?
Si tratta di una delle cose meravigliose che ti possono regalare i social. Non avrei mai avuto la possibilità di conoscere la storia di Anthony e soprattutto di Elena senza questo mezzo tecnologico.
La storia di Elena merita di essere raccontata in un libro perché si parla di una Donna straordinaria. Straordinaria per coraggio, per umanità per solidarietà.
La coppia di ballerini qualche anno fa è venuta da Luino direttamente a Roseto per degli shooting fotografici e lì è nata un’amicizia che ha portato loro a passare le vacanze estive spesso a Roseto e avviato una collaborazione per una serie di eventi artistici culturali sia a Roseto che a Milano che a Luino.
Lei è un vulcano di idee ed ha una forza d’animo fuori dal comune. Le Donne e tanti uomini avrebbero solo da imparare da lei.
Il suo ritratto durante le mostre è uno dei pezzi forti della collezione e suscita tantissima curiosità.
Tempo fa sei stato chiamato ad insegnare la tua arte, oltre confine. Un’altra bella esperienza con tante soddisfazioni, giusto?
Proprio grazie ad alcune conoscenze in comune con Elena Travaini abbiamo avviato una collaborazione con un’associazione svizzera che si occupa di formare ragazzi disagiati ed inserirli nel mondo del lavoro.
In particolare io mi sono occupato della parte relativa alla fotografia. Piccole lezioni teoriche e tanta pratica sul campo.
Erano previste lezioni sul campo anche in Abruzzo, dato che lo scopo dell’associazione è anche quella di far fare nuove esperienze fuori dai confini svizzeri a questi ragazzi talentuosi, ma la pandemia ha sospeso il tutto.
Hai postato sul web le foto delle saline. Della Sicilia. Ami molto quella terra?
Il primo incontro con questa terra l’ho avuto più di trent’anni fa per lavoro e dopo innumerevoli viaggi la trovo sempre sorprendente. Una vita non basterebbe per conoscerla pienamente.
Trovo la Sicilia unica nella molteplicità delle sue bellezze: cibo, siti archeologici, paesaggi di spiagge incontaminate ed oasi naturalistiche che aprono visuali verso monti aspri nella zona orientale mentre in poco più di un’ora di auto vieni sovrastato dalla possenza dell’Etna.
La parte meridionale è magnificamente descritta nei racconti de “Il Commissario Montalbano” dallo scrittore Andrea Camilleri che in tanti abbiamo imparato ad amare.
In sintesi trovo davvero difficile immaginare una zona della Sicilia più belle di un’altra.
Appena ne ho l’occasione torno volentieri laggiù scoprendola pezzo per pezzo.
Scelgo una zona e la vivo. Come un bambino curioso mi soffermo sulle piccole cose, vivo assieme ai siciliani e mi capita di essere testimone assieme alla mia reflex delle usanze straordinarie che una terra ricca di natura, storia, vive di un turismo sano, mi donano.
Tra le cose sorprendenti alle quali ho avuto la fortuna di assistere c’è stata la raccolta del sale nelle saline di Culcasi nel trapanese. La nenia del Mastro salinaio si sente già da centinaia di metri di distanza e ti prende per mano dolcemente trasportandoti nel passato mentre i giovani raccoglitori caricano i secchi di sale per scaricarli sulla terraferma.
L’atmosfera trova il massimo della magia al tramonto.
Il tramonto sulle saline occidentali, tra Trapani e Marsala, fa parte di quelle emozioni da provare almeno una volta nella vita. Io le ho vissute più di una volta.
A conclusione di questa nostra chiacchierata ci parli dei progetti futuri? Almeno qualche accenno?
La pandemia ha raggelato il mio animo creativo, ne subisco negativamente le conseguenze e i progetti ai quali mi stavo dedicando ora mi sembrano tutti futili.
Prima di dedicarmi al futuro devo riprendere me stesso.
A cura di Paola Gallese