Ci ho pensato un po’ prima di pubblicare questo articolo, poi mi sono detta: sì, lo devo a Scricciolo.
Quindi signori, mettetevi comodi e leggete con l’animo leggero perché, a differenza di quello che sembra, questo è un inno alla vita.
Amo gli animali ma, come molti, vivo in appartamento. Per un periodo della mia vita ho vissuto in una villetta e ho avuto il piacere di accudire e godere della compagnia di: un cane, tre gatti e due papere. Per il cane e i gatti compravo cibo in scatola facendo la gioia del negoziante, che mi accoglieva sempre con grandi sorrisi (chissà perché?!) e dilapidando lo stipendio di mio padre che un giorno mi disse «Vagliò (ragazza) o mangi tu o i tuoi gatti». Da quel giorno ho imparato a cucinare (per gli animali s’intende). Da quando vivo in appartamento mi sono detta niente animali, hanno bisogno di spazio. Ce l’ho fatta? Niente affatto, così negli anni io e la mia “nuova famiglia” siamo stati in compagnia di alcuni gatti.
Oggi con noi ci sono Micia, la più vecchia di tutte, una gatta pezzata di 15 anni e Chica, una certosina di 2 anni. Entrambe trovatelle. Poi qualche mese fa, un sabato, a chilometri di distanza da casa, mio marito e mio figlio hanno trovato un gattino nero, forse abbandonato, ma sicuramente malato. Che fai lo lasci al suo destino? Ovviamente no. Così, dopo una telefonata dal contentuo tipo “che dici lo portiamo a casa?”, ma che in realtà significava “lo stiamo portando a casa”, la sera stessa fece conoscenza con il resto della famiglia. Micia e Chica comprese.
Nero, pelo lucido da “gatto domestico” e tanto affettuoso, ma anche tanto magro. Scheletrico, da sembrare cucciolo. Uno scricciolo. Scricciolo, nome azzeccatissimo.
Prima cosa da fare per Scricciolo? Rifocillarlo. Seconda cosa, visita veterinaria. Così, il lunedì successivo prima visita e prima doccia fredda. Spesso ci siamo chiesti quali fossero gli effetti del Covid sugli animali ma, a dire il vero, la curiosità finiva lì. Bene, anzi male: Scricciolo aveva poco più di un anno ed era stato sterilizzato, non aveva il virus, ma aveva il virus. Si, perché neanche il mondo della ricerca scientifica era ancora in grado di spiegare, dare risposte alle tante domande. Micia e Chica ora rischiavano di ammalarsi? Seconda doccia fredda: «Lo so, lo avete fatto perché siete brave persone, ma non portate più trovatelli a casa, se non potete isolarli. In questo momento non si può fare, avete rischiato di contagiare gli altri due» furono le parole del veterinario.
Inutile dirlo, ci siamo sentiti in colpa e fatto subito gli esami del caso alle due signorine e… sperato che andasse tutto bene. È andato tutto bene per loro.
Scricciolo,però, dopo due settimane ci ha lasciato (le aspettative di vita erano dai quindici giorni a qualche mese). Ha sofferto, ma è stato un guerriero. Ci ha consolato lui con le sue fusa, il suo miagolio allegro nonostante tutto, le sue unghiette conficcate nei tuoi pantaloni perché solo aggrappandosi riusciva a salire e ad accoccolarsi sulle tue gambe. Il suo un quadro clinico complicato…Covid… non Covid che solo un esperto può aiutarci a capire. Sono passati mesi da quando Scricciolo non c’è più, la ricerca scientifica è andata avanti, così, in chiusura, cediamo la parola all’esperto, consapevoli che la prossima volta di certo non lasceremo un altro Scricciolo al suo destino, ma attrezzeremo un angolo della casa (se pur piccola) tutta per lui. Perché, comunque vada, ne sarà valsa la pena!
Cosa sapere su Covid-19 e animali
Gli animali domestici non si ammalano, al massimo diventano positivi al tampone.
Non esiste alcuna evidenza che cani e gatti possano trasmettere la malattia all’uomo. Semmai è vero il contrario. Nel corso della pandemia ci sono stati casi di positività al virus in animali allevati e domestici a seguito del contatto con persone infette da Covid19. Alcuni gatti hanno mostrato segni clinici di malattia. Restano comunque valide le raccomandazioni sul rispetto delle principali misure igieniche, quali lavarsi le mani frequentemente con acqua e sapone o usando soluzioni alcoliche prima e dopo essere stati a contatto con gli animali, con la lettiera o la scodella del cibo.
Non ci sono evidenze scientifiche che il bestiame possa essere infettato dal SARS-CoV-2 e i risultati preliminari degli studi suggeriscono che volatili e suini non sono sensibili al virus.
Gatti, cani, furetti e altri piccoli mammiferi che vivono con persone con sospetta o confermata infezione da COVID-19 dovrebbero essere gestiti come “contatti” potenzialmente infetti.
Gli animali positivi al test vanno posti in isolamento presso una struttura dedicata, fino alla guarigione.
Un doveroso ringraziamento al Dottor Franco Finucci per la disponibilità e la pazienza nel filtrare e “tradurre” notizie e nozioni altrimenti incomprensibili ai più.
A cura di Paola Gallese
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