Una storia di speranza

Oggi siamo in compagnia di Camilla, per ascoltare la sua storia. Una storia come tante altre… o forse no.

Ciao Camilla, raccontaci un po’ di te, della tua vita prima di “quel giorno”. Chi era Camilla?

Camilla era una bambina con molti sogni, infranti da una “bestia”.

Poi quel giorno cambia la tua vita. Perché?

Si, quel giorno, il 28 luglio 2004 ero con Chicco, il più piccolo dei miei fratelli, dovevamo attraversare la strada quindi guardavo a destra e sinistra per aspettare il momento giusto, ma un automobilista mi “scambia” per uno scatolone, passando lo urta e fa volare in aria. Ma quello scatolone aveva un’anima e cade per terra. Subito dopo passa il mio primo angelo custode: un rianimatore.

Malgrado l’incidente, malgrado tutto hai trovato le forze per continuare gli studi e superare brillantemente gli esami di terza media. Il ritorno alla vita di certo non sarà stato una passeggiata, ti va di raccontarci i tuoi secondi primi passi?

Ho vissuto dieci anni in stand-by, nel 2014 ho cominciato ad interessarmi del Cammino di Santiago e ho deciso che in estate sarei partita. Il 2 luglio 2015, alle 4 di mattina, sono partita alla volta di Ciampino, il 26 dello stesso mese ero a Santiago. Il 27 ho assistito alla Messa del Pellegrino, il 28 sono ripartita… con le vesciche ai piedi.

Al telefono hai parlato di New York: sei in partenza?

Il Cammino mi ha aiutato a trovare la risposta alla domanda “cosa devo fare della mia vita?” e lì ho capito che devo correre. Sì, il 2 novembre si parte!

Mi hai confidato che per un certo periodo hai usato l’incidente come scusa. Un po’ strana come affermazione, un incidente, uno stato di coma è qualcosa di reale…

Come tutti ho dei limiti, ma non li accettavo e mi “nascondevo” dietro il coma. Mi sentivo in colpa perché non riuscivo a superarli.

Durante la tua degenza in ospedale tua madre ha sentito il bisogno di scrivere un diario. Nel tuo percorso di rinascita ti è stato consigliato di riscrivere il tutto, come forma di terapia. In che modo scrivere ti ha aiutato?

Ho rivissuto quei momenti nei panni di mia mamma. Vedermi da fuori mi ha aiutata a superarlo.

Mi hai parlato de “Il disegno di Dio”. Di cosa si tratta?

È la spiegazione che mi sono data per essere tornata alla vita: perché io vivo ed altri no.

 

 

Bene Camilla allora ci salutiamo con la promessa di risentirci quando torni da New York. Grazie per esserti raccontata. Terminata la chiacchierata, Camilla dà uno sguardo al pc, sembra un po’ dispiaciuta e mi dice «l’intervista è corta. Le risposte sono brevi».

No Camilla, non ti preoccupare è una bella chiacchierata. Ti sei raccontata tanto e con passione e hai scelto con cura cosa rendere pubblico e cosa no. La sofferenza, i dispiaceri, le delusioni li hai tenuti per te perché volevi condividere la gioia della nuova vita. GRAZIE.

 

A cura di Paola Gallese

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