Fabrizio Granata presenta i Take Five

Fabrizio suona la batteria da quando era ragazzino e, come molti della sua generazione, ha iniziato con gli amici di scuola, provando nei locali della parrocchia presi a prestito.

Un sogno costruito poco a poco, con tenacia e che nel corso degli anni si è concretizzato offrendo a Fabrizio l’opportunità di collaborare con artisti importanti, quali Giuseppe Continenza, Vincenzo Olivieri e tantissimi altri colleghi musicisti, oltre che partecipare a qualche lavoro di teatro insieme a Milo Vallone.

Una carriera ricca di incontri musicali, come quelli con i componenti dei Take Five, un gruppo di musicisti che condividono un progetto raffinato e innovativo, ovvero trasformare i classici della musica dagli anni ’70 ad oggi riarrangiandoli in stile bossanova, jazz, latin e blues.

 

Come sono nati i Take Five?

L’estate scorsa, dopo avere concluso un’esperienza musicale nello stesso gruppo, io e Rocco Bompensa ci siamo incontrati e abbiamo deciso di provare a creare qualcosa di accattivante e divertente ed è nata così l’idea di riarrangiare in modo originale la musica che ci piaceva.

Essendo amici di lunga data abbiamo pensato di contattare altri amici, persone che conoscevamo da tempo e con cui sapevamo di poter condividere un progetto nuovo. Quindi abbiamo chiamato per primo Amedeo Orlandi, poi Alessandro Assetta e infine Alberto Grossi.

I Take Five sono nati così, per cercare di fare qualcosa di nuovo in Abruzzo che non fosse la solita musica che si ascolta in giro.

Ad ispirarci, però, è stato un cd pubblicato da un gruppo che si chiama Eldissa, una band fantastica che nel 2006 si è inventata una cosa splendida: ha preso i pezzi dance anni ’70 e, anziché eseguirli secondo il repertorio dance classico, li ha riarrangiati in chiave jazz, bossa, latin.

Da lì è nata l’ispirazione per i Take Five: c’erano dei pezzi che tutti quanti eravamo stanchi di suonare sempre nello stesso modo, quindi abbiamo deciso di provare a fare qualcosa di nuovo a livello di arrangiamenti e ci siamo resi conto che suonare quei brani con arrangiamenti diversi e più ricchi era veramente divertente, oltre che gradito a chi ascoltava.

 

Chi sono i componenti del gruppo?

A parte me che suono la batteria, c’è Rocco Bompensa che è un chitarrista straordinario e non lo dico solo perché suoniamo insieme ma perché lo penso sul serio. Rocco suona davvero con gusto, non invade mai ed è un musicista con cui è piacevole lavorare. Gli Uscita Nord, una band storica di Pescara, sono sicuramente il gruppo più importante di cui ha fatto parte.

Alessandro Assetta invece suona il piano, ho avuto modo di conoscerlo quando per un periodo abbiamo fatto parte dei Just for Fun: anche se io sono uscito da quella formazione, con Alessandro ci siamo trovati subito per affinità, per gusto e anche per il modo di fare nel gruppo.

Amedeo Orlandi, bassista e contrabbassista, lo conosco da sempre, dai tempi in cui suonavamo con Marco Contento e Carlo Passamonti; poi ha iniziato a suonare con gli Equipe & Sound e altri gruppi, ma ci siamo sempre seguiti a vicenda e dopo 30 anni finalmente siamo riusciti a lavorare insieme ad un progetto musicale.

Alberto Grossi si è inserito in un secondo momento, però ha dato quel tocco di raffinatezza, di eleganza in più che serviva. È un maestro di sax ed è un artista davvero completo anche lui.

Quello che conta è che abbiamo tutti lo stesso gusto musicale, la stessa voglia di fare buona musica senza strafare, senza fare cose sterili che a volte risultano anche fastidiose per chi ascolta. Questa è una cosa importante.

 

Quale genere musicale preferite suonare?

Il nostro non credo che sia riconducibile ad un genere soltanto, anche se al primo impatto può sembrare jazz. Possiamo dire che si tratta di un genere che ripropone più generi in maniera acustica, quindi forse più che altro è uno “stile”, un modo di suonare dei brani semplicemente con degli strumenti acustici. Per cui c’è il contrabbasso che suona delle parti che non sono nate per il contrabbasso, oppure la batteria che suona delle parti acustiche originariamente incise con batteria elettronica. Si tratta di dare a quello che suoniamo un aspetto leggero, raffinato sotto ogni punto di vista.

Direi che siamo piuttosto un gruppo di jazz acustico.

 

Quali progetti avete per il futuro?

Suonare tanto e cercare di divertirci noi per primi, perché se ci divertiamo noi riusciamo a fare divertire anche chi ci ascolta.

Vogliamo suonare il più possibile, perché nessuno di noi, a parte Lidia, lo fa per professione ma solo per una forte passione che se a questa età è rimasta ancora qui vuol dire che è importante.

 

Altre foto e informazioni all’indirizzo web: www.take5.it

 
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