Dico sul serio, a me succede spesso. È la prima volta stato un vero e proprio colpo di fulmine: quando, adolescente, ho conosciuto il Capitano Wentworth (sì, sempre lui: il protagonista maschile del romanzo Persuasione di Jane Austen) ho capito che era il mio ideale di eroe romantico. Non un principe azzurro, dunque, bensì, un uomo che si è “fatto da solo”, che non ha avuto paura di salpare al comando di una nave pronta per la demolizione, pur di fuggire dalla delusione di essere stato rifiutato da Anne.
Ma torniamo a noi, ti sei mai innamorata del personaggio di un libro che stavi leggendo, al punto da provare ad immaginarlo calato nella tua quotidianità? Ti dirò, quando poi quel personaggio sei tu a crearlo è quasi impossibile che ciò non avvenga. Io mi innamoro sempre dei miei protagonisti, anche quando non hanno nulla del mio ideale di uomo, ma l’empatia che si crea con la protagonista femminile è tale e tanta che finisco con l’immedesimarmi, provare i suoi sentimenti e stati d’animo e dunque, scusa se mi ripeto, innamorarmi. E così, quando giunge il momento di porre il punto finale alla mia storia, provo un dolore da distacco quasi fisico. Lasciarli andare è davvero difficile, anche se li immagino percorrere insieme la strada che conduce verso un futuro splendente e sereno, perché è così che finiscono le favole: e tutti vissero felici e contenti, e non so voi, ma io ho solo voglia di una nuova favola che mi faccia sognare… e innamorare.