“L’Albero della cuccagna”, storie di uomini e donne eccezionali

Ho avuto l’onore e il piacere di leggere le storie narrate nel libro dal titolo “L’Albero della cuccagna” e, già dalle prime righe, ho intuito che alla fine di questo meraviglioso racconto non sarei stata più la stessa persona. Ed è questo il miracolo che mi aspetto da un libro.

La gran parte dei libri, ahimè, non lascia che un po’ di emozione da smaltire nel tempo della scelta del prossimo titolo da leggere, mentre quanto narrato da Salvatore Donato Consonni racconta uno spaccato della storia e dell’umanità della nostra cara vecchia Italia, che si imprime sul cuore e nella mente. Una storia e un’umanità che tutti dovrebbero conoscere. Per sapere da dove arriviamo e per capire quali traguardi potremmo ancora raggiungere se recuperassimo ideali, sentimenti e valori dei personaggi che, vi assicuro, non potrete fare a meno di amare.

E non perché belli, ricchi, affascinanti come i personaggi a cui l’editoria moderna ci ha abituati, ma in quanto portatori sani di quella grinta e quella forza che da sole seppero condurre l’Italia fuori dal baratro della povertà e della guerra. Non immaginate, però, un testo noioso o triste, perché sbagliereste approccio. C’è tanta garbata ironia in quelle pagine e personaggi che regalano più di un sorriso come, ad esempio, quando fotografati nel gesto “eroico” della scalata all’Albero della Cuccagna. E poi ci sarà quel personaggio che vi ricorderà il nonno o lo zio che, con la stessa lucida memoria, raccontava spaccati di vita simili. Ad esempio, provo tenerezza e stima insieme, quando ripenso a Tina, bambina sfortunata, rimasta orfana di entrambi i genitori in tenera età, ma che seppe trasformare il suo amore per la vita in una forza trainante, capace di colmare il vuoto di quella prima mancanza con una casa e una vita da adulta piene di amore e gioia contagiosa.

La Brianza e l’Italia narrate in queste pagine potrebbero essere perfette per la sceneggiatura del racconto televisivo di quella porzione del nostro passato che ancora attendiamo di poter rivivere. Me li immagino tutti, quegli uomini e quelle donne, tanto comuni quanto eccezionali, dare forma e vita a frammenti di una storia che meriterebbe un capitolo speciale nei testi della scuola, perché se perdiamo la memoria di chi siamo stati non potremo mai incontrare il futuro che ci attende.

 

Maria Orlandi

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