POV – Point of view: quale preferisci?

Abbiamo parlato già dell’importanza del narratore e della differenza tra narrazione interna ed esterna al racconto, ma c’è di più: mai sentito parlare del POV (point of view) di un romanzo?

È il punto di vista che, oltre a distinguersi tra esterno ed esterno può essere suddiviso ulteriormente e influenzare molto il ritmo e lo stile del racconto. Prendiamo ad esempio una storia d’amore: quanto ci piace quando possiamo entrare nei pensieri di entrambi i protagonisti? Lavoro difficilissimo per chi scrive, ve lo assicuro, ma sicuramente gratificante per chi legge perché può così raggiungere il massimo livello di empatia con i personaggi. Dunque prima persona singola, con un solo punto di vista a disposizione, o prima persona plurale, con due o più punti di vista.

Quando la storia è narrata dalla prima persona esterna, un osservatore esterno, il livello di immedesimazione è sicuramente inferiore, ma ci offre uno sguardo più completo e obiettivo sulle vicende e sui personaggi raccontati. Raro, ma possibile, il caso in cui si combinino narrazione in prima interna con narrazione in prima esterna, per cui chi narra racconta la sua storia ma anche quella degli altri personaggi. Mi piace? Insomma, non molto.

L’ultima possibile scelta di POV è quella che mi piace di meno, ma è solo un parere personale: il racconto in terza persona, esterna al racconto. Spesso usato per narrare fatti avvenuti nel passato, consente di seguire le dinamiche inerenti ad uno solo o a più personaggi; io lo trovo un po’ freddo e poco incline all’immedesimazione.

Il mio preferito? Il punto di vista in prima persona singola: mi piace entrare in simbiosi con il/la protagonista e vivere appieno le sue emozioni man anche farmi sorprendere da tutto ciò che né lei né io sappiamo di come andranno le cose.

                                          

 

 

 

Condividi:
  • Print
  • Digg
  • StumbleUpon
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Yahoo! Buzz
  • Twitter
  • Google Bookmarks