Un bell’incontro: quando i protagonisti si incontrano per la prima volta

Stavo riguardando un dei miei film di Natale preferiti, The Holiday – L’amore non va in vacanza, e una scena in particolare mi ha fatto riflettere sulla costruzione delle mie storie ma anche su quelle scritte da altri.

Quando Iris (Kate Winslet) incontra l’anziano sceneggiatore Arthur Abbott (Eli Wallach), lui le spiega la sua idea di “bell’incontro”: «Un uomo e una donna hanno bisogno di qualcosa per dormire e vanno nello stesso reparto: pigiami da uomo. L’uomo dice al commesso: mi serve solo il sotto… e la donna dice: mi serve solo il sopra. I due si guardano e questo è un bell’incontro».

Ho ripensato allora al modo e alle circostanze in cui si sono incontrati i protagonisti dei miei romanzi, Sara e Jeremy, Jordan e Christine, Miriam e Thomas, Cate e Alberto (coming soon) e ho compreso che in ognuno di quei momenti c’era in realtà già tutto il senso della loro storia.

In quelle prime battute scambiate, nei primi sguardi, nella situazione di partenza, nelle emozioni raccontate da uno di loro o da entrambi c’è il nucleo di tutto il romanzo. Ma è così solo per me o lo è anche in tutte le altre storie d’amore?

Io credo che, nella finzione come nella realtà, nel primo incontro con una persona sia già tutto spiegato, tutto ben scritto: basterebbe avere la lucidità per leggere quei segnali. Ma ditemi, chi riesce ad essere lucido quando il cuore batte a mille e il sangue ribolle nelle vene?

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