La montagna, oasi verde e pacifica, accoglie nel suo ventre mistico storie umane di intensa spiritualità. L’Appenino abruzzese, con le sue cime impervie, è stato a lungo amico e dimora dell’ascetico Pietro Angeleri, futuro Papa Celestino V, che qui cercò un contatto privilegiato con il Signore, ma senza mai riuscire a sfuggire a quanti lo seguivano per pregare insieme a lui quel Dio del Cielo e della Terra che nello splendore della natura sembra rivelare la sua espressione più autentica.
Celestino, il Papa del “gran rifiuto”
Pietro Angeleri nacque a Isernia nel 1215 da una famiglia di contadini.
All’età di sei anni rimase orfano e, ancora giovanissimo, divenne monaco benedettino nella badia di Faifoli, dove restò per circa tre anni.
Divenuto sacerdote decise di ritirarsi a vivere in solitudine in un eremo posto alle pendici del Monte Morrone. Per tutta la vita Pietro cercò di mantenersi lontano dal mondo, ma ovunque egli andasse era seguito da fedeli e proseliti che lo costringevano così a cercare luoghi sempre più ameni, nascosti tra le cime dei monti.
Fu incoronato Papa Celestino V nel 1924 e organizzò intorno a lui la congregazione dei Celestini. Il suo pontificato, però, durò solo qualche mese e nei versi di Dante egli divenne famoso come il Papa del “gran rifiuto”, poiché scelse di tornare a vivere in solitudine tra le sue amate montagne. Un desiderio che non poté realizzare a causa della feroce persecuzione nei suoi confronti da parte del temibile Bonifacio VIII, suo successore sul soglio pontificio. Celestino venne infine rinchiuso in una cella nella rocca di Fumone, dove morì il 19 maggio 1296 all’età di 81 anni.
Gli eremi di Celestino V
Percorrendo i sentieri che conducono nei luoghi cari al santo si incontrano angoli di natura fieramente selvaggia, che ancora oggi custodiscono e difendono quell’atmosfera di pace e serenità a lungo cercata da Celestino.
Sulle cime della Majella si contano oltre quaranta luoghi di culto, dei quali in gran parte eremi, concentrati in modo particolare sul versante occidentale nelle vallate di Santo Spirito e dell’Orfento, dove Pietro da Morrone trascorse lunghi periodi di solitudine.
Uno dei più famosi è l’Eremo di San Bartolomeo e si raggiunge seguendo le indicazioni che da Roccamorice conducono a Santo Spirito. In località Case Paglia si lascia la strada asfaltata e si prosegue lungo un sentiero che va in direzione San Bartolomeo: una passeggiata suggestiva, attraverso boschi e campi coltivati, che sale lentamente fino ad incontrare le indicazioni per l’eremo. Da qui si procede lungo sentieri pedestri e una scalinata che corre fin dentro un tunnel scavato nella roccia e raggiunto infine l’Eremo di San Bartolomeo si può godere della splendida vista panoramica sulla vallata sottostante. Qui si trova un piccolo edificio in pietra, costruito da Pietro nel XIII secolo, dove il santo è vissuto dal 1274 al 1276; i costanti pellegrinaggi dei fedeli lo costrinsero però a cercare un nuovo rifugio per le sue preghiere e Pietro si spostò verso la valle dell’Orfento, dove si trova l’Eremo di Santo Spirito.
L’Eremo di Santo Spirito risale alla prima metà dell’anno mille, ma fu Celestino a sistemarlo in seguito: oggi possiamo ammirare la splendida Scala Santa da cui si accede alle due balconate di roccia che ospitavano i monaci in preghiera. Sotto la chiesa si trova invece la grotta che per prima diede conforto agli eremiti che si spingevano fin qui per pregare in solitudine.
Poche sono invece le notizie circa la storia dell’Eremo di Sant’Onofrio al Morrone. Internamente l’edificio è caratterizzato da un soffitto in legno risalente al quattrocento e da alcuni affreschi del XV secolo che ritraggono la Madonna con Bambino e Santa Lucia e Santa Apollonia, Cristo Re e San Giovanni Battista. Nell’oratorio sono conservati splendidi affreschi realizzati da un artista contemporaneo di Pietro che
raffigurano il Crocifisso, Maria e San Giovanni e ai lati della croce un angelo porta la corona di spine e l’altro la corona radiata. La lunetta superiore raffigura la Vergine con Bambino e su quella di fronte sono ritratti San Benedetto, San Mauro e Sant’Antonio. Un altro affresco molto bello è quello che ritrae Pietro incoronato Papa con tiara e mantello bianco. Al centro è collocato un piccolo altare bianco su cui poggia un Crocifisso: quest’ultimo, secondo la tradizione, è stato consacrato da Celestino in persona dopo l’incoronazione, in una sosta durante il viaggio verso Napoli. Di fianco al porticato si trova una scalinata esterna che conduce alla grotta tanto cara al santo: si racconta che la roccia, presso cui egli dormì a lungo lasciando l’impronta del suo corpo, abbia il potere di guarire le malattie reumatiche.
Nella valle dell’Orfento si trova anche l’Eremo di San Giovanni dove Pietro visse per nove lunghi anni. Tra tutti i luoghi legati al santo, questo è sicuramente il più difficile da raggiungere. Dell’eremo che un tempo ospitò Celestino restano solo due ambienti scarni, con molte nicchie e un altare. Di sicuro effetto è l’impianto idrico, scavato nella roccia con tanto di cisterna per la raccolta dell’acqua piovana.
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Testo di Maria Orlandi
Foto di Gaby Kahatt
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