Roccacaramanico

Roccacaramanico, fino a qualche anno fa, era uno dei tanti paesi abbandonati, dimenticati nella fretta di correre incontro al futuro.

Case diroccate, giardini incolti, comignoli spenti sugli inverni gelidi e carichi di neve che continuavano a scendere silenziosi sui tetti di questo paese addormentato.

Poi, una magia o la semplice nostalgia della vita raccolta e semplice del borgo ha lentamente riportato alla luce alcuni scorci meravigliosi di Roccacaramanico.

Un processo lento ma graduale e ancora oggi in corso, che ha riportato alla vita uno dei borghi più caratteristici d’Abruzzo con vista panoramica sui morbidi profili della Majella.

 

Cenni di storia

Roccacaramanico è una frazione del comune di Sant’Eufemia a Majella e il suo nome deriva dall’unione di “rocca”, per via della sua posizione rispetto alla valle del fiume Orta, e “Caramanico” con riferimento all’omonimo centro posto nelle vicinanze.

È infatti verosimile che Roccacaramanico sia stata fondata proprio per sorvegliare la valle sottostante; nei secoli, poi, la sua storia è stata a lungo legata a quella di Caramanico, a cominciare dall’875 anno di fondazione del Monastero di Casauria, che comprendeva tra i suoi possedimenti anche Caramanico e Roccacaramanico.

Nei secoli si susseguono le dominazioni e gli interessi di varie famiglie, quali Cantelmo, D’Aquino, D’Aragona, D’Angiò, Colonna e Carafa all’inizio del 1600.

Con l’abolizione del regime feudatario nel XIX scolo, Roccacaramanico diviene un comune libero, la cui economia si basa principalmente sull’agricoltura e sulla pastorizia; una semplicità che non può sopravvive all’incalzare della modernità: dopo la sua annessione al comune di Sant’Eufemia nel 1929, le criticità e i problemi aumentano e il paese si spopola lentamente, fino ad arrivare, alla fine degli anni ottanta, a contare solo 4 abitanti.

 

Il paese

Passeggiando tra le belle case in pietra recentemente ristrutturate, si scorgono i fiori appeni sbocciati che sporgono dai balconi e di tanto in tanto la vista incontra scorci panoramici della Majella e della Valle dell’Orta.

Camminando a piedi si raggiunge così il Museo Etnografico “Diana e Tamara” del Parco Nazionale della Majella, che ha sede nell’ex Municipio di Roccacaramanico. Un tempo l’edificio ospitava la chiesa di Sant’Antonio Abate, di cui resta una formella scolpita nella pietra sul lato ad oriente. Nelle tre sale dedicate al Museo viene raccontata la storia e la vita dell’homo laborans del comprensorio montano Majella-Morrone e dell’Abruzzo, attraverso la cultura degli utensili e delle macchine attinenti alle attività agricole, artigianali e silvo-pastorali.

La strada, poi, si arrampica fin sulla sommità del paese dove si trova la scalinata panoramica che dà accesso alla Chiesa di Santa Maria delle Grazie e che custodisce al suo interno un’antica statua della Madonna delle Grazie.

 
Foto di Luciano Coccia
 
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© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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