L’Abruzzo e d’Annunzio

È un legame unico, quello tra l’Abruzzo e il suo poeta: da Pescara, passando per Castiglione a Casauria e Francavilla al Mare fino ad arrivare a San Vito Chietino, sono molti i luoghi che videro il vate amare, scrivere, sognare.

Un percorso affascinante e suggestivo che attraversa alcuni dei posti più belli della regione, con lo sguardo sempre rivolto verso il mare Adriatico.

 
 

Pescara, la casa natale e la pineta dannunziana

Un itinerario che segua le tracce di d’Annunzio in Abruzzo non può che partire dal luogo dove tutto ebbe inizio, ovvero dalla casa che per prima conobbe i tormenti dell’animo ancora acerbo del giovane scrittore.

In Corso Manthoné a Pescara si trova l’edificio in cui d’Annunzio nacque e trascorse l’infanzia fino all’età di 11 anni. Al primo piano dell’abitazione è stato allestito il Museo Casa Natale di Gabriele d’Annunzio, un percorso che si articola in nove sale che custodiscono oggetti, arredi e mobili d’epoca appartenuti allo scrittore e alla sua famiglia. La sezione “Luoghi dannunziani” si compone di immagini di quell’Abruzzo che percorreremo seguendo i ricordi della vita di d’Annunzio: da Francavilla, che fu sede del Cenacolo, all’Eremo di San Vito, che ispirò la stesura de Il Trionfo della morte. Un suggestivo itinerario ripercorre le fasi dell’ultima visita del poeta alla madre, il 30 giugno 1915 prima di andare in guerra.

Non lontano dalla casa natia si stende la Riserva Naturale Parco D’Avalos, anche nota come pineta dannunziana. Secondo la tradizione questo è il luogo in cui il poeta ne La pioggia nel pineto immagina di inseguire il viso dell’amata Ermione avvolto da una pioggia fresca e sottile, tra alberi di ginepro e tamerici. Questo cuore verde nella città è stato recentemente sistemato e sono stati predisposti percorsi pedestri e sentieri romantici che conducono al laghetto artificiale abitato da simpatiche paperelle e maestosi cigni bianchi.

 

Catiglione a Casauria e l’abbazia di San Clemente

Sono diverse le opere in cui d’Annunzio fa riferimento all’Abbazia di San Clemente, dalla prima novella di Terra vergine all’ultimo capitolo del Libro segreto. Ma è ne Il Trionfo della morte che troviamo la descrizione più bella e dove, pensando alla madre, scrive: “Voglio condurti a un’abbazia abbandonata, più solitaria del nostro Eremo, piena di memorie antichissime: dov’è un gran candelabro di marmo bianco, un fiore d’arte meraviglioso, creato da un artefice senza nome…Dritta su quel candelabro, in silenzio, tu illuminerai col tuo volto le meditazioni della mia anima”.

L’edificio fu costruito da Ludovico II nell’anno 871 per un voto fatto durante il periodo di prigionia nel ducato di Benevento. Inizialmente esso era dedicato alla Santissima Trinità, ma l’anno successivo alla sua costruzione vi furono traslate le spoglie di San Clemente e dunque venne intitolato al santo. Notevole è la facciata con il portico di colonne che introduce ai tre portali, di cui quello centrale in bronzo è formato da 72 formelle che raffigurano scene bibliche; mentre nella lunetta superiore sono scolpite scene della vita di San Clemente.

 

Francavilla e il Convento Michetti

Il Convento di Santa Maria del Gesù, fondato nel 1430 dai Frati Minori dell’Osservanza, in origine dedicato a San Giacomo, nel 1548 fu intitolato a Santa Maria del Gesù. Fu abitato dai Frati Minori dell’Osservanza fino alla soppressione degli Ordini religiosi, quando passò al Comune per poi essere acquistato nel 1883 da Michetti, diventando per sempre famoso con il nome di Convento Michetti.

Il pittore visse lì fino al giorno della sua morte sempre circondato da amici, tra cui lo stesso d’Annunzio. Un cenacolo di artisti che nella cittadina adriatica trovarono ispirazione per realizzare opere senza tempo tra cui Il trionfo della morte, romanzo terminato da d’Annunzio proprio a Francavilla nel 1889.

 

San Vito Chietino e l’eremo dannunziano

Lungo la Costa dei Trabocchi si incontra San Vito Chietino, un piccolo paese posto su una collina che degrada dolcemente verso il mare. In un’abitazione posta su quello che oggi è noto come l’eremo dannunziano, il vate trascorse parte dell’estate del 1889 insieme alla sua amante Barbara Leoni. Il paesaggio selvaggio e sublime della costa teatina, suggerì a d’Annunzio le pagine più intense de Il Trionfo della morte, trasposizione autobiografica del suo appassionato amore per Barbara e di quell’eccessivo bisogno di elevarsi al di sopra della vita comune. Le sublime descrizioni dei paesaggi goduti dal poeta durante quel soggiorno sono fedelmente riportate nel romanzo e, ancora oggi, è possibile ammirare scorci di natura selvaggia sopravvissuti intatti allo scorre del tempo e all’incedere della modernità.

 
Testo di Maria Orlandi

 

Foto di Nicola D’Orazio

 
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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