IO E OPHIS

Il 21 maggio a Piano della Lenta (Teramo) è stato inaugurato il Museo Paleontologico e Centro Erpetologico “OPHIS”, frutto della passione che sin da piccolo ha calamitato l’interesse di Alessandro Paterna verso il fantastico mondo dei dinosauri e delle loro “avventure”. Allora partiamo anche noi all’avventura e cerchiamo di capire qualcosina di più di Ophis e Alessandro.

Ciao Alessandro ho fatto un giro sul web e ho letto con interesse gli articoli che parlano del museo Ophis, da quello che mi sembra di capire la scelta del nome non è casuale. Giusto?

Ciao Paola, esatto. Ophis tradotto dal greco significa serpente ed è un sostantivo che si ritrova spesso nei nomi scientifici di questi animali. Per questo undici anni fa mi sembrò la scelta migliore per battezzare questo progetto.

Nell’introduzione ho accennato alla tua passione di bambino per il mondo dei dinosauri, cosa comune a molti bambini che, però, col tempo spesso passano ai trenini e ai soldatini. Tu no. Il primo amore non si lascia mai?

Possiamo dire di sì. La mia generazione è stata la prima ad essere iconograficamente bombardata dai dinosauri. Te li ritrovavi di fronte ad ogni angolo, tv, riviste, libri, vestiti, ed era difficile sfuggirne. Quindi tutto è iniziato come accade nel 100% dei bambini, ma oltre ad essere ammaliato dalle figure di questi colossi preistorici ero affascinato dai rettili moderni, e negli anni questo interesse è rimasto costante.

Da quel bambino sono passati tanti anni, la passione è rimasta la stessa, ma, sicuramente, senza studio, senza impegno non si va da nessuna parte. Di certo non si arriva ad aprire un museo. Quanto lavoro c’è dietro?

Come ti dicevo prima, il progetto Ophis nasce nel 2011, quando iniziai a lavorare come esperto di rettili nel territorio. In quegli anni si facevano le prime indagini, i primi recuperi e rilasci per i comuni della provincia di Teramo. Qualche anno dopo sono partito per l’estero, dove mi sono dedicato in particolar modo allo studio dei serpenti velenosi e della gestione degli anfibi in Austria ed Ungheria. Tornato in Italia ho ricominciato a collaborare con la nostra provincia, in particolar modo con il Corpo dei Carabinieri Forestali. Sono riprese le varie conferenze organizzate dai comuni e ho iniziato a lavorare ad un luogo fisico in cui studiare i rettili e i fossili. Da lì, nel 2022 è nata l’idea di aprire questo luogo al pubblico (su prenotazione), organizzando delle visite guidate per mostrare il lavoro che svolgo sul territorio e ovviamente i rettili e i fossili che studiamo. In pratica ora c’è un luogo apposito dove fare divulgazione scientifica e soprattutto un luogo che rende tangibile una realtà simile in Abruzzo.

L’amore per il tuo lavoro non è solo Ophis (che non è poco), se ti dico pubblicazioni, ci accenni qualcosa?

Le pubblicazioni scientifiche sono forse la parte del mio lavoro che concretizzano davvero tutto l’impegno e lo studio che c’è dietro ogni progetto che porto avanti. Una parte di queste sono svolte sul territorio e hanno come oggetto le specie di serpenti con le quali condividiamo il nostro fazzoletto di terra. Altre invece sono dedicate alla biologia e all’etologia di alcune specie alloctone, che provengono da altri continenti, e che in alcuni casi fanno parte di famiglie si serpenti che non troviamo in Italia, come i cobra ad esempio. Negli ultimi anni ho iniziato a studiare anche la letteratura scientifica riguardante alcune specie fossili, e spero di poter ottenere anche in questo settore risultati come in materia erpetologica.

Sei la colonna portante del museo ma hai dei validi collaboratori. Chi sono?

A sostenere questo progetto siamo diversi soci e ci impegniamo tutti indistintamente. Per quanto riguarda la gestione del museo, invece, oltre a me c’è Noemi Di Pietro ad occuparsene, che tra l’altro si occupa anche di gestire e accompagnarmi nelle conferenze ed i programmi di divulgazione scientifica. Inoltre ci sono tantissime persone esterne che sostengono questo progetto e che ci aiutano ad organizzare e svolgere sempre nuove attività.

In chiusura di questa nostra chiacchierata parliamo dei progetti che “animeranno” il museo. Immagino coinvolgeranno le scuole?

La scuola è una realtà con la quale collaboriamo direttamente dal 2016. Facciamo diversi percorsi e lezioni su rettili, anfibi e fossili. Per quanto riguarda i progetti futuri invece, abbiamo in mente alcune attività e dei corsi da poter svolgere all’interno del museo con i privati, ma sono piani che potremo concretizzare in un prossimo futuro, in quanto tra tutti gli impegni, il lavoro ancora da svolgere ed il tempo da dedicare allo studio ci occorrerebbero dei cloni con cui spartirci tutto il da farsi.

A cura di Paola Gallese

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