Antonello Loreto, un autore da non perdere di vista

Domenica 5 dicembre, giornata uggiosa, una di quelle giornate “così”! Subito dopo pranzo ti metti in macchina per raggiungere la location dove si terrà l’ultima presentazione di un libro: Regina blues di Antonello Loreto. Hai conosciuto Antonello durante un evento letterario, lo segui con piacere sui social, avete scambiate due chiacchiere in chat. Un personaggio interessante. Sai già di cosa parla il libro, del terremoto che ha distrutto L’Aquila, così dopo un primo “no, un altro libro sul terremoto” decidi comunque di acquistarlo (e soprattutto di leggerlo). La sala è grande e quasi vuota: maltempo e covid non giocano a favore dell’evento, ma l’autore non si scoraggia. Si aprono le danze, o meglio l’arbitro dà il fischio d’inizio della partita. Si, perché il libro ruota tutto sulla finale di un campionato. Ma come: non si trattava del terremoto? Cosa c’entra una partita di calcio con il terremoto? E poi perché Regina Blues? Perché…? Tante domande che, tra un aneddoto, un ricordo ed una risata trovano risposta. La chiacchierata tra l’autore e la moderatrice si fa sempre più interessante e il tempo passa veloce. Siamo già ai saluti, così porgi la tua copia all’autore per l’immancabile dedica e in macchina, di corsa a casa, sia per l’ora tarda ma soprattutto perché sei davvero curiosa, non resisti, vuoi sfogliare le prime pagine. Bella penna! Molti autori, noti e meno noti, hanno scritto sull’argomento. Hai voluto il piacere di leggerne alcuni, ma questo… questo è diverso! Colpisce e arriva al cuore da subito, come pochi. Parla del terremoto senza parlare del terremoto. Il tuo apprezzamento e la curiosità nei confronti dell’autore crescono sempre di più e inizi una ricerca sul web: “Antonello Loreto”. Le notizie sono davvero interessanti, soprattutto quelle sull’Istituto Cinematografico “La Lanterna magica”. Apri altre pagine, per saperne di più, ma chiedere direttamente a lui… beh, è sicuramente meglio!

 

Ciao Antonello nell’introduzione a questa nostra chiacchierata ho accennato al tuo omaggio a L’Aquila, la tua città natale, con il romanzo Regina Blues, che, però, ora fa parte del passato come altre due opere. Ma prima di scoprirsi scrittore Antonello faceva altro. Cosa?

Ho avuto un paio di vite “precedenti”, la prima da annoiato e nient’affatto convinto praticante avvocato, che poi è un destino abbastanza comune ai laureati in legge di una città di provincia e poi, quando ho capito presto che il tribunale non faceva per me, ho lavorato come promotore finanziario e come manager di reti commerciali bancarie e poi come direttore sviluppo e marketing di due gruppi immobiliari, uno romano e l’altro trentino.

 

Ho accennato all’Istituto cinematografico La Lanterna Magica. Quali sono i tuoi ricordi? Cosa ti ha lasciato?

Anche se non te ne accorgi subito, molto spesso alcune esperienze di gioventù ti segnano irrimediabilmente e lo capisci soltanto nell’età della maturità. L’esperienza di quel magazine “Victor l’avvoltoio”, che purtroppo ha avuto una vita breve, mi ha permesso di frequentare il mondo del cinema (seppure da dilettante) e di capire piano piano che mi piaceva scrivere. Cosa che ho fatto per tanti anni senza dire nulla a nessuno e per conto mio, sviluppando una tecnica narrativa e di scrittura direi “cinematografica”, fino a quando sono maturati i tempi per lavorare ad una storia che avevo in testa da tanto tempo e così è nata “la favola di Syd”, il mio romanzo d’esordio.

 

Era il 2015 e “La favola di Syd” ti ha fatto conoscere al grande pubblico e ovviamente non ti sei fermato lì! Altri romanzi, altri grandi successi. Tempo fa hai accennato di voler riprendere in mano il tuo primo manoscritto. Perché?

Sì, è proprio così. Devo tanto a quella storia perché è stata l’oggetto, quasi la scusa per un “gioco” che inaspettatamente è diventato un mestiere. E che mestiere, forse tra i più belli del mondo! Ma come tutti gli inizi, l’entusiasmo e l’inesperienza ti fanno commettere degli errori. E io, per la fretta di pubblicare e inconsciamente per cambiare vita, sono stato frettoloso. Ho confezionato una storia carina, con spunti originali, molto premiata dai lettori, ma che non aveva un minimo di editing professionale ed è stata pubblicata in self-publishing per l’esigenza di “testarmi”. Tutto ciò ha comportato che è venuto fuori un romanzo interessante dal punto di vista narrativo, ma povero stilisticamente e come tecnica. Quindi ho pensato che a dieci anni dal mio esordio fosse necessario (per me eh, non per il mondo della letteratura che vive bene anche senza) sviluppare un po’ meglio i temi, i personaggi e le ambientazioni di quel romanzo allo scopo di renderlo un remake più maturo.

 

Da poco è uscito il tuo ultimo romanzo, nell’intervista rilasciata ad Ermanno Accardi pubblicata su Milano Meravigliosa, alla domanda se si riesce a vivere di scrittura, in barba ai tanti che, in un’era (quasi) totalmente tecnologica, sostengono che scrivere (e leggere) sia tempo perso, tu rispondi sì. Qual è il tuo segreto?

Mah, non credo di avere segreti. Credo invece che in ogni attività manuale o intellettuale il lavoro paghi sempre. Certo, a chi si approccia al mondo della scrittura pensando che basti saper scrivere per diventare un autore “di successo” e campare con i diritti delle proprie opere, consiglierei vivamente di cambiare mestiere, finché è in tempo. Come per ogni cosa, quindi, anche per scrivere con un minimo di prospettiva, sono richiesti il sacrificio, la disciplina e l’organizzazione e, soprattutto, la capacità di essere “attrattivo”, di stimolare nel tempo una platea fidelizzata che è interessata alle cose che hai da dire e, più in generale, devi avere la consapevolezza di doverti “sporcare le mani” con attività di marketing che poco hanno a che fare con il lato creativo e artistico di uno scrittore. Se riesci a fare queste cose sei un autore contemporaneo, una sorta di scrittore 2.0 che può ambire a vivere di penna.

 

In chiusura di questa nostra chiacchierata un piccolo accenno all’ultimo nato, un’anteprima di “LA LIBERTÀ macchia il cappotto” (Edizioni All Around) che dal 26 maggio è disponibile nelle librerie e che ha fatto il suo esordio al Salone di Torino. Come ha risposto il pubblico? È già pronto il calendario delle presentazioni?

È una storia alla quale ho lavorato per quattro anni e che ha attraversato indenne i sentieri tortuosi e spesso inaccessibili dell’editoria italiana prima di approdare, finalmente, tra le pubblicazioni di una importante casa editrice, attualmente sulla bocca di tutti, come la All Around. È un romanzo cui tengo parecchio per tanti motivi: per l’ambientazione (i boschi trentini) cui sono molto legato, per il tema principale che riguarda il momento cruciale della vita di un uomo, vale a dire il passaggio dall’adolescenza alla maturità e, infine, perché rappresenta una tappa fondamentale del mio percorso autoriale che dopo alcuni anni di vera gavetta approda finalmente in una casa editrice in forte ascesa e che conta tra le sue fila autori di grande qualità e con un pedigree da sogno. Quindi in questa nuova esperienza che sta già dando i risultati auspicati devo essere una spugna che tutto assorbe, perché sono in una delle migliori palestre della letteratura Italiana contemporanea e quindi vorrei essere in grado di fare miei fino in fondo gli insegnamenti che ricevo quotidianamente.

 

A cura di Paola Gallese

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