Bisenti, paese di Pilato

Si giunge a Bisenti attraversando una natura lussureggiante, faticando a credere di poter scorgere tra tanto verde il rosso dei tetti del caratteristico centro storico e il maestoso campanile di Santa Maria degli Angeli.

Posto ai piedi di una collina, tra il fiume Fino e il torrente Fossato, il cuore antico di Bisenti presenta i tratti tipici di un borgo di origine medievale, disseminato di tesori d’arte e architettura, come la chiesa di Santa Maria degli Angeli, una delle maggiori basiliche della regione del XV-XVI secolo. Essa presenta una pianta regolare a navata unica suddivisa in volte a vela, su cui sono presenti tre grandi medaglioni ovali che incorniciano affreschi dal contenuto biblico, ovvero: il giudizio di Salomone, il miracolo dell’acqua di Mosè ed Eliodoro cacciato dal Tempio. Di fianco all’altare centrale si trova la bella statua della Madonna degli Angeli, realizzata in terracotta policroma intorno al XVI secolo dall’artista Gagliardelli. In primo piano sull’altare fa bella mostra il pulpito in noce recentemente restaurato che raffigura l’Annunciazione; esso è stato realizzato nel 1660 da Carlo Riccioni di Fano Adriatico, artista della scuola del Bernini. Nella chiesa sono poi custoditi i resti del seminarista bisentino Pasqualino Canzii (1916-1930), nume tutelare di Bisenti, per cui è in corso la causa di Beatificazione e canonizzazione.

Sulla medesima piazza si scorge la casa abbaziale, edificata dai padri celestini nel 1472 e ospitante un museo dedicato a Pasqualino Canzii.

Muovendo a piedi lungo i vicoli del centro storico si incontrano edifici antichi e testimonianze di una storia antica, come le tre fontane, risalenti al 1800, sovrastate dallo stemma comunale e la Torre maestra o della Regina Giovanna, con basamento quadrato : tutto ciò che resta di un castello di epoca normanna.

Uscendo dal centro storico la strada in salita conduce a quella che la tradizione considera la casa natale di Ponzio Pilato. L’edificio è stato più volte ristrutturato, ma conserva le caratteristiche di una tipica domus romana, con l’atrio che consente l’accesso all’impluvium, con il pozzo che un tempo serviva per la raccolta dell’acqua piovana.

Percorrendo Strada Fonte Vecchia si raggiunge un’ampia gradinata che scende fino alla Fonte Vecchia, dove un’arcata in pietra e mattoncini introduce al vano in cui si trova la fonte con le sue vasche. Un’epigrafe segnala l’anno 1730, data in cui la costruzione è stata ristrutturata, e un’apertura piuttosto piccola apre lo sguardo sul gioco di canali interni: il qanat. Il qanat è una tecnologia inventata in Mesopotamia circa 3000 anni fa e consiste nella captazione delle acque direttamente della falda idrica; l’acqua viene poi trasportata attraverso gallerie sotterranee leggermente inclinate, che possono essere lunghe anche parecchi chilometri. Nel Qanat, l’acqua fluisce per effetto della gravità, in quanto la destinazione è più bassa rispetto al punto di origine e raggiunge la superficie attraverso pozzi verticali.

Ma cosa ci fa un qanat nel cuore della Valle del Fino?

 

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